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venerdì 7 novembre 2014

Recensione L'usignolo di Mosul

Titolo: L'usignolo di Mosul
Autrice: Morgana Gallaway
Traduzione:
Numero di pagine: 418
Pubblicato: 1 febbraio 2009 (in America)
Edizione: PIEMME
Prezzo: 18.50 euro
Trama: Sono passati pochi mesi da quando il regime di Saddam è caduto e le truppe americane si sono stabilite nel suo paese, ma del mondo che Leila al-Ghani conosceva e amava non è rimasto più nulla. «Le strade non sono più sicure» continuano a ripetere i suoi genitori tentando di relegarla in casa. Leila, però, una giovane donna di ventitrè anni, laureata in medicina all’Università del Cairo, non è disposta a rinunciare a quell’indipendenza che suo padre le ha sempre concesso e che ora ha deciso di negarle. Così, indossando l’odiato velo che fino a poco prima poteva accompagnare con vestiti all’occidentale, decide di cercarsi un lavoro, di crearsi un destino, nonostante la guerra.
Grazie alla buona conoscenza dell’inglese viene assunta come traduttrice all’ospedale della base militare americana; la realtà che si trova di fronte nei primi giorni la conquista immediatamente: la libertà di esprimersi, di confrontarsi con persone di valore come il capitano James Cartwright, un uomo giusto, molto amato dalle truppe e dal personale della base. Ma ben presto Leila scopre che anche in quel mondo si nascondono nefandezze inenarrabili. Quando poi si trova a soccorrere un prigioniero brutalmente torturato dai soldati americani capisce che non può esistere gioia nell’orrore della guerra, né amicizia, né amore. Tornata a casa, delusa, scoprirà che il padre vuole usare la sua amicizia con gli americani; il conflitto lo ha reso un terrorista, un uomo che non ha nulla da perdere.
Leila verrà messa di fronte a una scelta terribile e dovrà decidere se tradire se stessa e i propri ideali o chi l’ha protetta e amata fin dal primo giorno.



Rating: 

Sinceramente? Da un libro che tratta tematiche così importanti mi aspettavo veramente di più. Se devo essere sincera non mi è mai capitato fra le mani un libro che parlasse di argomenti simili, dunque non ho chissà quale cultura riguardo questo cose, ma non ci vuole un esperto per capire che questo libro è stato fatto veramente male...
La prima cosa che non va, è proprio l'autrice di questo libro, un'americana. 

Dunque, la storia racconta della vita di Leila durante l'occupazione americana dell'Iraq e si nota veramente tantissimo che il libro non è stato scritto da una persona che proviene esattamente da lì. Io apprezzo sempre l'impegno di molte persone nel raccontare realtà differenti e immergersi in culture lontane e quasi sconosciute. Arthur Golden lo fece con Memorie di una geisha, e ha fatto davvero un ottimo lavoro. Lo stesso, però, non posso dire per Morgana Gallaway. 
In questo libro, tutto ciò che è di cultura Islamica è denigrato e tutto ciò che invece è di cultura Americana è esaltato. Una cosa che non mi è piaciuta, perché l'autrice non è riuscita a mettersi direttamente e obbiettivamente in un'altra cultura, ed ha comunque celebrato la sua, di cultura: quella occidentale. 
Per farvi qualche esempio, la protagonista apprezza i dottori nell'ospedale americano perché sono competenti e molto pratici; non le piace l'ospedale iracheno perché, OVVIAMENTE, non ci sono medicine nè pillole ed è difficile lavorare (e dice che i dottori sono incompetenti. Ma se non hanno strumenti e cose necessarie, come fanno a manifestare la loro bravura?). Forse c'è la guerra e gli Americani hanno promesso rifornimenti che non stanno dando? Chi sono i cattivi? Gli iracheni che poverini non possono guarire i mutilati perché non hanno delle medicine o gli Americani che promettono di inviarle ma in realtà non lo stanno facendo?
C'è anche una particolare scena che proprio non mi è piaciuta. Una persona torturata con l'elettro shock, viene portata nell'ospedale americano dove Leila lavora (di nascosto dalla sua famiglia, che ha idee estremiste). Il "malato" è iracheno e c'è bisogno di una traduttrice che parli inglese ed arabo. Per qualche momento Leila pensa e comprende che gli Americani possono essere delle cattive persone. E poi? Cosa si scopre? Che in realtà è stata la polizia irachena a torturare quest'uomo e che gli Americani non hanno fatto nulla. E allora? Secondo te, in Iraq, gli Americani non hanno mai torturato nessuno? Sono andati lì come salvatori della patria a sventolare la bandiera della pace? Ma cosa stai dicendo???
Anzi, già il fatto che siano stati proprio gli Americani ad attaccare l'Iraq dovrebbe farti pensare che effettivamente tanto buonisti non lo sono affatto. 



Dopo tutto questo, ho da dire che non mi è piaciuta nemmeno la trama. C'è una Mary Sue -intelligente, divertente, progressista, che vuole affermarsi con lo studio- diversa dalle altre ragazze di Mosul. Incontra alla base un soldato chiamato James e scappano insieme. FINE.

Hai letto questo libro? Sei d'accordo con la recensione? Hai intenzione di leggerlo?

Spizzicando...#1

Non so per quale motivo non ho mai scritto nessun post con questa rubrica, eppure è una delle mie preferite. Molto spesso non scrivo una recensione del libro, perché per recensione io intendo un qualcosa di strutturato e abbastanza corposo, mentre queste brevi opinioni che darò su alcuni libri sono semplicemente delle contestazioni o degli apprezzamenti che però non formano una vera e propria recensione. Vi scriverò titolo, autore e trama e cercherò di non fare spoiler.



Titolo: La signora dei funerali
Autore: Madeleine Wickham (meglio nota come Sophie Kinsella)
Trama: Fleur Daxeny è bella e affascinante, ma soprattutto è una donna senza scrupoli. Fornita di uno straordinario guardaroba di eleganti abiti neri, dopo aver letto i necrologi sul "Times", Fleur si imbuca ai funerali e alle commemorazioni dei ricchi puntando a conquistare i vedovi inconsolabili. Dopo averli sedotti e soprattutto dopo aver messo mano alle loro carte di credito, e tutto questo con recalcitrante figlia al seguito, Fleur scompare senza lasciare tracce fino all'incontro con una nuova vittima ignara. Questo giochetto le riesce più volte fino al giorno in cui la donna incontra il noioso e prevedibile Richard Favour, alla commemorazione dell'amata moglie. Ancora una volta, da vera professionista, Fleur riesce a far breccia nel cuore del vulnerabile vedovo, ma le cose non vanno esattamente come lei aveva previsto...

Rating: 

Recensione: Primo libro di Madeleine Wickham, carino, ma può fare di meglio. Molto di meglio. 
Innanzitutto non ho ben compreso la motivazione del brutto carattere di Fleur. Non ha una vera e propria storia drammatica alle spalle, e il suo non voler lavorare è del tutto ingiustificato. Mi è piaciuto comunque il piccolo approfondimento fatto sulle tradizioni del luogo dove prima la protagonista abitava e in particolare la strana abitudine di dover regalare le cose quando si dice che sono belle. 

Il finale l'ho trovato un po' troppo sbrigativo e non l'ho capito, sinceramente. Mi è parso che Madeleine si fosse stancata di scrivere e avesse lasciato aperte le questioni del romanzo senza aver tentato di chiuderle. Quindi, il racconto termina in maniera abbastanza approssimativa e anche piuttosto tronca, senza far comprendere la decisione finale di Fleur e soprattutto il perché di questa scelta.
Ho apprezzato l'indagine dei personaggi, l'alone di mistero che accerchiava il personaggio di Emily e la confusione di Richard, ignaro del vero carattere della sua ex moglie. 
Una lettura leggera e piacevole, ma non qualcosa di indimenticabile.



Titolo: The selection
Autore: Keira Cass
Trama: In un futuro lontano, in un Paese devastato dalla guerra e dalla fame, l'erede al trono seleziona la propria moglie grazie a un reality show spettacolare. Per molte ragazze la Selezione è l'occasione di una vita. L'opportunità di sfuggire a un destino di miseria e sognare un futuro migliore. Un futuro di feste, gioielli e abiti scintillanti. Ma per America è un incubo. A sedici anni, l'ultima cosa che vorrebbe è lasciare la casa in cui è cresciuta per essere rinchiusa in un Palazzo che non conosce. Perdendo così l'unica persona che abbia mai amato, il coraggioso e irrequieto Aspen. Poi però America conosce il Principe Maxon e le cose si complicano. Perché Maxon è affascinante, dolce e premuroso. E può regalarle un'esistenza che lei non ha mai nemmeno 
osato immaginare...

Rating:

Recensione: Katniss America Singer si offre volontaria per partecipare agli Hunger Games alla Selezione, per sposare il Principe Maxon, futuro governatore di PanemIllea. La società è divisa indodici distretti otto caste che si basano sul lavoro e sulla ricchezza. Per partecipare alla Selezione la protagonista lascia a casa sua sorella Prim Mary eil suo migliore amico Gale ex fidanzato Aspen, più povero ma fikissimo e dal cuore grandissimo. 
Prima della Selezione viene fatta un’intervista con Caesar un giornalista coglione preso a caso e America viene sottoposta a ceretta e ad maschere di bellezza. 

Purtroppo c’è anche un antagonista: Cato Celeste, che viene dal Distretto 2 Casta 2 e vuole accaparrarsi il dolce e buon Peeta Principe Maxon. 
Selezione noiosissima in cui le partecipanti si ammazzano tra di loro combattendo per Maxon con le unghie e con i denti si guardano in faccia tutto il giorno e si fanno schifosi complimenti. Qualche attacco random dei ribelli messo lì a posta per farci capire che America è coraggiosa e forte come Katniss prova ad essere coraggiosa e forte come Katniss, ma in realtà dimostra più volte di essere sostanzialmente una povera scema.
Alla fine innamoramento conPeeta Principe Maxon e il ritorno da Gale di Aspen per aprire un bel triangolo.


Titolo: Il castello errante di Howl
Autore: Diana Wynne Jones
Trama: La giovane Sophie vive a Market Chipping, nel lontano e bizzarro paese di Ingary, un posto dove può succedere di tutto, specialmente quando la Strega delle Terre Desolate perde la pazienza. Sophie sogna di vivere una grande avventura, ma da quando le sorelle se ne sono andate di casa e lei è rimasta sola a lavorare nel negozio di cappelli del padre, le sue giornate trascorrono ancor più tranquille e monotone. Finché un giorno la perfida strega, per niente soddisfatta dei cappelli che Sophie le propone, trasforma la ragazza in una vecchia. Allora anche Sophie è costretta a partire, e ad affrontare un viaggio che la porterà a stipulare un patto col Mago Howl, a entrare nel suo castello sempre in movimento, a domare un demone, e infine a opporsi alla perfida Strega. Insomma, Sophie, nel tentativo di ritrovare la sua giovinezza, dovrà affrontare suo malgrado molte più avventure di quante ne avesse mai sognate! Questo romanzo ha ispirato al maestro del cinema d'animazione Hayao Miyazaki il film omonimo.
Rating: 

Recensione: Ho scoperto da pochissimo che, del film di Hayao Miyazaki, esistesse anche un libro. Non me lo sono lasciato sfuggire e le mie aspettative non sono state deluse. 

Le vicende di Sophie, trasformata dalla Strega delle Terre Desolate in una nonnina, sono raccontate con uno stile a dir poco fantastico, anche se molto semplice e adatto ad un pubblico giovane. Travolgente e appassionante, la Jones ha creato un universo parallelo nel quale esiste la magia, e che ha reso suo attraverso la rivisitazione delle stelle cadenti, portatrici di demoni, il castello che si muove e la porta che si apre in mondi differenti, elementi che mi sono piaciuti veramente tantissimo. 
I personaggi non sono dotati di grande spessore, a volte li ho trovati un po’ prevedibili (soprattutto Howl), ma questo non ha comunque influito in alcun modo sul mio giudizio. 
Il racconto non annoia mai, è ricco di sorprese e Sophie ha sempre una preoccupazione a cui pensare. 
Non lo considero come un libro per bambini, anzi, credo che possa essere letto a tutte le età, e a tutte le età può essere apprezzato. 

Titolo: La psichiatra
Autore: Wulf Dorn
Trama: Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un'umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l'Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all'Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare dall'ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l'incubo. Nessuno l'ha vista uscire, nessuno l'aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l'Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine...

Rating:  e mezzo

Recensione: Ho letto questo libro in una giornata sola, l'ho letteralmente divorato. 
Ho trovato su Goodreads e anche su varie pagine Facebook tante recensioni negative riguardo questo romanzo. Molti dicevano che non prende, che la scrittura fa schifo e che non sono riusciti a terminarlo. Penso che per cogliere la bravura e la particolarità di questo libro, bisogna proprio leggere le ultime 100 pagine, in cui viene svelato il mistero. Diciamo che effettivamente se un libro vale solo per le ultime pagine allora non è esattamente un buon libro, e infatti tutta la prima parte non ha appassionato nemmeno me e mi sono affrettata a finirlo soltanto perché mia sorella (che lo aveva già letto) mi ha pressato con i suoi istinti da fangirl. 

La scrittura non è delle migliori, per questo tipo di romanzo, e anche per l'età dei personaggi e dell'audience a cui è diretto, avrei preferito uno stile più elaborato e con un lessico più ricercato. 
La soluzione finale è imprevedibile, anche se, ad un certo punto, ho iniziato seriamente a pensare che tutta questa storia fosse fin troppo surreale. 

Lo consiglio? Sì, alla fine lo consiglierei. 

martedì 21 ottobre 2014

Saga Divergent: recensione ed opinioni sconclusionate del perché amo/odio questa trilogia



SAGA DIVERGENT: recensione ed opinioni sconclusionate del perché amo/odio questa trilogia


Titolo: Divergent, Insurgent, Allegiant
Autore: Veronica Roth
Traduttore: Roberta  Verde
Pubblicato: marzo 2012-2013-2014
Edizione: DeAgostini 
Prezzo: 14.90 

ATTENZIONE! SARA' PRESENTE TANTISSIMO SPOILER, ANZI, IL COMMENTO DELLA SAGA SI BASA PROPRIO SU QUESTO! SE NON AVETE LETTO ALLEGIANT (O LA SAGA IN GENERALE) NON LEGGETE!


Dunque, so che sarà un'impresa, ma voglio provarci. Non so per quale ragione, ma non sono mai riuscita a scrivere una recensione di Divergent, dunque ho deciso di parlare in generale della saga con qualche riferimento particolare, a volte, ai tre libri che la compongono. 
Rispettivamente Abneganti, Eruditi, Pacifici, Intrepidi e Candidi
La scelta della valutazione per questa saga è stata difficile e combattuta. Una volta aver terminato tutti e tre i libri, che ho letto in tre giorni (uno per Divergent, uno per Insurgent e uno per Allegiant), è rimasta una sensazione di entusiasmo che è perdurata per circa un mesetto.  Non riuscivo a trovare nulla che fosse all'altezza di questa saga e addirittura abbandonavo in fretta qualsiasi libro leggessi. Purtroppo mi sono resa conto che (come mi è capitato anche con altri libri) quando finisco un romanzo e quest'ultimo mi lascia entusiasmo, lentamente ciò che mi aveva appassionato finisce col diventare uno dei tanti elementi di uno dei tanti libri che ho letto. 
Divergent, però, mi ha lasciato qualcosa di più. Innanzitutto ha fatto nascere in me la curiosità nei confronti della distopia. Leggendo Hunger Games e anche 1984, mi sono resa conto che effettivamente la parte distopica di questo romanzo non è tra le migliori, anzi, è abbastanza banale e anche poco realistica (infatti, come fa una persona a pensare solamente in una maniera? Come si può indirizzare il proprio pensiero verso una sola cosa? La spiegazione ci viene data in Allegiant, ma ammetto che non mi ha molto convinto e ne sono rimasta un po' delusa. Prima di tutto ci vorrebbero tantissimi anni per permettere uno sviluppo di questi "nuovi tipi di umani", e da quanto ho capito Divergent è ambientato in un futuro quasi prossimo, non proprio lontanissimo. Inoltre mi sembra che questi geni che sono stati tolti, ovvero l'egoismo, l'ignoranza e così via sono caratteristiche che si acquistano caratterialmente e non dei geni veri e propri che si possono eliminare dal DNA. Tra l'altro non ho ben capito se ad ogni umano è stato tolto ognuno di questo gene oppure soltanto uno di questi, dato che, per esempio, gli Eruditi sono acculturati ma non tutti sono altruisti.). 
Diciamo che, partendo con una semplice scelta che dovrebbe essere la metafora della nostra adolescenza, Veronica Roth sembra aver completamente divagato ed essere passata da un argomento all'altro senza però approfondire adeguatamente ognuno di questi. Come dicevo, dalla metafora dell'adolescenza si passa al voler essere completi, poi al sacrificio e così via. Trovo positivo il fatto che questo libro porti spesso a riflessione (e questa è stata una delle cose che mi ha colpito maggiormente), perché gli Young Adult di oggi hanno l’unico scopo di far guadagnare l’autore nonostante siano delle cagatine, e il più delle volte ci troviamo anche davanti stalker spacciati per eroi e ochette viste come ragazze coraggiose e intelligenti. Almeno Divergent si sforza di mandare qualche messaggio positivo ai giovani di oggi. L'autrice ha curato il messaggio principale dal primo libro, con la morte di Natalie, la madre di Tris, e lo ha portato fino alla fine con la morte della protagonista, che prima di lasciarci ci lascia appunto con la più grande delle lezioni di questo romanzo: 

“Lei mi ha insegnato tutto sul vero sacrificio. Che dovrebbe essere fatto per amore, non per un ingiustificato disgusto nei confronti del patrimonio genetico di un’altra persona. Che dovrebbe essere fatto per necessità, non senza prima tentare tutte le altre possibili strade. Che dovrebbe essere fatto per le persone che hanno bisogno della tua forza perché loro non ne hanno abbastanza. Ecco perché è necessario che io ti impedisca di “sacrificare” tutta quella gente e i loro ricordi. Ecco perché ho bisogno di liberare il mondo dalla tua presenza, una volta per tutte.” 

È per questo che sono riuscita a vedere Divergent come un semplice romanzo Young Adult e, nonostante vi abbia detto che l'entusiasmo che mi aveva lasciato è ormai scomparso, è rimasta dentro di me questa piccola cosa. 
Theo James e Shailene Woodley interpretano Quattro e Tris
nel film ispirato alla trilogia, uscito i primi di aprile 2014.

Passiamo adesso alla protagonista, Beatrice Tris Prior. Tris proviene da una famiglia abnegante ed è un personaggio che sostanzialmente mi è piaciuto, ma che non ho amato particolarmente. 
Il carattere di Tris è la conseguenza dell'ambiente in cui vive. A differenza di Katniss di Hunger Games, che spesso e volentieri è stata odiosa, egoista e antipatica, Tris è più umana e comprensibile e ci è anche più vicina. Questo perché a differenza di Katniss, che ha dovuto sopravvivere in un ambiente ostile e diffidente, Tris ha vissuto in una realtà più vicina alla nostra: deve annullare se stessa per aiutare gli altri. Spesso anche noi cerchiamo di far assimilare ai più piccoli i valori di altruismo e solidarietà, ed è la medesima cosa che succede a Tris, solo che in un modo un po' più esagerato. 
Katniss, invece, vive in un realtà lontana dalla nostra. Nessuno di noi, infatti, deve cacciare per procurarsi il cibo e deve fare da mamma alla propria madre, per poi preoccuparsi di non essere sorteggiati ad un gioco mortale. 
Chiudendo la parentesi Katniss, ritorniamo a Tris. Non è affatto un personaggio piatto, perché affronta una lunga maturazione dal primo al terzo romanzo, forse a volte è un po' stereotipata e spesso e volentieri anche stupida: Insurgent è completamente nonsense e il suo comportamento, per quanto sia una fase iniziale dell'applicazione del valore del sacrificio che sua madre, morendo, le ha insegnato, è fin troppo "scialla" nei confronti di se stessa. 
Tris è una divergente, e questa figura, che dà poi il titolo al romanzo, secondo me non è stata utilizzata nel migliore dei modi. Inizialmente i divergenti sembrano onnipotenti, ma in realtà il loro "potere" è semplicemente quello di resistere alle simulazioni e, come si scoprirà in Allegiant, quello di poter pensare "a tutto tondo", e non solo verso una direzione. Mi sembra una... cazzata, anche perché ripeto, è ciò che dà il titolo al romanzo e su cui il libro si dovrebbe basare.

Il personaggio maschile, Quattro, mi è piaciuto tantissimo (<4). Non sono d'accordo con chi dice che il nome Quattro sia una cagata, perché ha un significato e una sua storia da raccontare e di conseguenza lo rende interessante e meraviglioso. Quattro, come il numero delle sue paure. 
Oltre ai tre libri, uscirà nel 2015 in Italia una
raccolta di racconti narrati sotto il punto di
vista di Quattro. Il titolo della raccolta è
infatti Four. Personalmente l'ho già
comprato durante un viaggio in Inghilterra.
Posso accettare chi dice che sia un Gary-tsu, infatti abbiamo la famosa frase “Io non voglio commettere lo stesso sbaglio: voglio essere coraggioso, e altruista, e intelligente, e gentile, e onesto.” ce lo fa capire. A me sinceramente è proprio questo suo modo di pensare che adoro e che mi ha permesso di amarlo. Magari Veronica poteva giocare un po' meno sulla figura dell'insegnante figo (che ci troviamo in tutti i libri, ormai), ma in sostanza un personaggio ben fatto. 
La sua storia d'amore con Tris è lenta, fresca e non forzata come molte altre. Non si mettono insieme dopo pochissimo tempo, non si dicono Ti Amo immediatamente e affrontano, come tutte le coppie, litigi e incomprensioni. Nel film hanno inserito Edgar, un personaggio che dovrebbe fare da terzo incomodo perché Divergent è l'unica saga a non avere un triangolo. Il mio giudizio riguardo questa cosa è negativa al massimo: si perde tutto ciò che l'autrice ha voluto costruire con questa storia d'amore senza inserire inutili aggravamenti. 

Una cosa che ho notato del libro, è il fatto che Veronica Roth abbia dato molto spazio alla figura materna e molto poco a quella paterna. Andrew Prior, il padre di  Tris, non ha quasi voce in capitolo e viene eclissato dalla moglie. Il padre di Quattro, Marcus, invece, viene screditato e ci viene presentato come padre violento. 
Certo, la madre di Quattro non è il massimo dell'esempio come mamma, ma entrambi trovano la forza di ricominciare e di ricostruire un rapporto. 

Concludo aggiungendo qualche nota finale. Tutti e tre i libri sono sicuramente adrenalinici e moooolto scorrevoli: si leggono davvero velocemente nonostante le quattrocento e passa pagine. C'è moltissima azione, non vi è mai un attimo di quiete e il romanzo non raggiunge mai un punto di stazionamento e questo è un punto a favore del libro. 
Non ho apprezzato, invece, lo stile e la prima persona. Lo stile è veramente pessimo... fin troppo semplice, a mio parere, e spesso e volentieri trovavo espressioni un po' sgrammaticate e ridicole. Inoltre ci sono davvero pochissime descrizioni.
La prima persona è stata una scelta sbagliata, a mio parere. In Allegiant Veronica è dovuta ricorrere al cambio di punto di vista, cosa che mi manda in bestia, creando una cattiva indagine psicologica di Tris e Quattro: il loro modo di agire e di pensare era identico e questo mi ha causato dei problemi nel comprendere chi dei due stesse narrando (nonostante ci fosse scritto).
Alla fine lo consiglierei ad un adolescente, nonostante non sia affatto l'opera del secolo e non ne sia più così appassionata. 

lunedì 22 settembre 2014

Città di carta

Titolo: Città di carta
Autore: John Green
Traduzione: Stefania di Mella
Numero di pagine: 391
Pubblicato: 2008 (in America)
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 14.00 euro
Trama: Quentin Jacobsen è sempre stato innamorato di Margo Roth Spiegelman, fin da quando, da bambini, hanno condiviso un'inquietante scoperta. Con il passare degli anni il loro legame speciale sembrava essersi spezzato, ma alla vigilia del diploma Margo appare all'improvviso alla finestra di Quentin e lo trascina in piena notte in un'avventura indimenticabile. Forse le cose possono cambiare, forse tra di loro tutto ricomincerà. E invece no. La mattina dopo Margo scompare misteriosamente. Tutti credono che si tratti di un altro dei suoi colpi di testa, di uno dei suoi viaggi on the road che l'hanno resa leggendaria a scuola. Ma questa volta è diverso. Questa fuga da Orlando, la sua città di carta, dopo che tutti i fili dentro di lei si sono spezzati, potrebbe essere l'ultima.

Rating:  


Recensione: Avevo intenzione di comprare questo libro, ma per fortuna non l’ho fatto. Il titolo aveva catturato la mia attenzione, e la trama, seppur molto semplice, mi intrigava. Solitamente John Green riesce a valorizzare le cose banali: anche in Cercando Alaska non c’era una trama particolarmente complessa, eppure era stata sviluppata in maniera particolare. La stessa cosa non è accaduta con Città di carta, che ho trovato veramente troppo simile al primo libro dell’autore, Cercando Alaska; non mi è piaciuto com’è stato sviluppato il concetto della città di carta e non sono riuscita nemmeno a comprendere le scelte dei personaggi.
 Dunque, abbiamo, come in Cercando Alaska, il ragazzo un po’ sfigato e riflessivo, la ragazza che gli piace già fidanzata, avvenente e molto particolare, i suoi amici simpatici e particolari anch’essi e la scomparsa improvvisa del grande amore del protagonista. In più, c’è la professoressa Holden, che corrisponde più o meno ad Hyde, ci mancava solamente il tema finale nel quale Quentin esponeva tutto ciò che aveva imparato. Ovviamente la ricerca dell’amica scomparsa e delle motivazioni che l’hanno portata a ciò aiutano i personaggi a maturare.
Già questo mi ha fatto storcere il naso, non apprezzo molto gli autori che propongono sempre le medesime trame e anche per questa ragione Città di carta mi ha un po’ annoiato.
I personaggi li ho trovati... prevedibili. Si nota che il libro è stato scritto da John Green, e dopo aver letto per intero Cercando Alaska e Colpa delle stelle, e lentamente sto leggendo anche Teorema Catherine, ad un certo punto si comincia ad indovinare cosa faranno i personaggi. Questo sempre per il fatto che John Green propone più o meno le stesse cose.
Margo sarà interpretata da Cara Delevingne,
una modella americana che ha letteralmente
fatto impazzire il caro John con la sua audizione.
Margo Roth Spiegelman è abbastanza odiosa. Come dice lei stessa, una ragazza di carta anche abbastanza antipatica. Effettivamente non le è mai accaduto nulla (a parte ritrovare il corpo dell’avvocato divorziato a nove anni), eppure si comporta come un essere umano in depressione a causa di qualche crisi esistenziale. E potrebbe anche essere così, se non fosse che non è accaduto nulla che la facesse entrare in questa crisi.
Andando al concetto della città di carta, penso che non sia stato sviluppato bene. L’ho trovato interessante, ma John Green ha provato ad introdurre anche altre tematiche, come i fili, la nave, l’erba (che ho trovato ancora più interessanti e ben trattati), e tutto ciò ha allontanato il discorso dalla città di carta (che sottolineo dà il titolo al romanzo).
Ci sono parecchie scene inutili, che sembrano essere state messe soltanto per allungare il brodo, e in generale lo stile non mi ha fatto impazzire. In  Colpa delle stelle e in Cercando Alaska non ho avuto nulla da ridire, ma in Città di carta, sinceramente, l’ho trovato fin troppo semplicistico e molto ripetitivo. Aggiungerei inutilmente, dato che i protagonisti dei romanzi di John  Green sono sempre intelligenti e il più delle volte ragazzi di cultura.
Le due stelline sono principalmente per la terza parte, il viaggio fino a New York. L’ho trovato divertentissimo e ho riso per tutto per il tempo. È l’unica parte del libro che mi ha preso totalmente e che ho letto velocemente.






mercoledì 17 settembre 2014

W.W.W Wednesday #2

Buon mercoledì, carissimi lettori del blog. Oggi ci ritroviamo con la famosa rubrica W.W.W Wednesday e le tre domande riguardanti la lettura.
Vi anticipo che questa settimana non è stata proprio produttiva, per quanto riguarda la lettura, ma cercherò di rifarmi nonostante gli impegni scolastici. Come potrete notare i programmi fatti la scorsa settimana sono stati completamente stravolti... non ho letto nessuno dei tre libri che mi ero ripromessa di leggere. Tenera è la notte ho deciso di cominciarlo più avanti. Leggendo qualche pagina mi sono resa conto che non è il momento e che non sono ancora pronta per affrontarlo. Teorema Cathrine è ancora lì, nella mia libreria, attende di essere aperto.


What have you finished reading?

                      

-Pretty Little Liars, Deliziose. Il libro dal quale è stata tratta uno dei telefilm più famosi e avvincenti di sempre. Scommetto che la maggior parte di voi lo segue, io ho preferito comprare la versione cartacea perché non sono una fan accanita dei telefilm. Ho i primi quattro volumi tutti assieme e ho appena scoperto che gli altri undici (perché in totale sono quindici) non sono stati tradotti! 
In ogni caso, il primo volume non mi è sembrato particolarmente appassionante. Una trama complessa e ben strutturata, ma il primo libro è abbastanza inutile. 
-Pretty Little Liars, Divine. Il secondo della saga. Mi è piaciuto di più ed è stato più intrigante. Mi sta piacendo lo sviluppo della storia e i misteri che girano attorno alle quattro sfortunate protagoniste. Poiché è il più grande, è il romanzo di questa settimana che ho apprezzato di più.
-Il superstite. Uno dei thriller di  Wulf Dorn. Carino, merita principalmente per la parte finale, ma un po' troppo prevedibile e scontato, per essere stato scritto da un autore così acclamato. Il suo miglior romanzo è La psichiatra, quindi dovrei leggere anche quello per rendermi seriamente conto del suo valore, ma Il superstite non mi ha appassionato, quindi non sono sicura di prendere altri libri di Dorn. 

What are you currently reading?

                                                    


-Pretty Little Liars, Perfette. Continuano le vicende di Aria, Hanna, Spencer ed Emily con il terzo romanzo. Non sono nemmeno arrivata a metà, l'ho iniziato ieri sera, ma le vicende già cominciano ad infittirsi nuovamente. 
-Un anello da Tiffany. L'autrice è celebre per aver scritto Il diavolo veste Prada, libro che non ho letto ma che mi incuriosisce molto (devo rimediare!). Lo comincerò esattamente oggi (dopo aver scritto il post). 

What are you going to reading?

                                                   

-An Abundance of Kathrines, in lista da mesi. Ho letto qualche capitolo, ma non l'ho mai cominciato seriamente. La copertina che vedete è quella che ho io, dato che sto leggendo in inglese. 
-Città di carta, sempre di John Green, che mi arriverà esattamente domani (grazie ad un'amica fan sfegatata dell'autore). Sono molto curiosa riguardo questo libro, so che nel 2015 arriverà il film e ho intenzione di vederlo. Inoltre è l'unico libro di John Green del quale non abbia letto spoiler, quindi sarà totalmente una sorpresa per me. 

Quali libri avete appena terminato? Quale state leggendo? Cosa credete di leggere in seguito? Lasciatemi il vostro W.W.W Wednesday fra i commenti!


martedì 16 settembre 2014

Colpa delle stelle

DESCLAIMER: Con lo scorso sondaggio, ho chiesto di quale libro avrebbe trattato la mia prossima recensione. Il vincitore è stato Colpa delle stelle, ed ecco qui ciò che penso di questo libro. 
Avviso che la recensione è molto soggettiva (anche se solitamente cerco di essere il più oggettiva possibile), e che il libro NON mi è piaciuto, è stato una profonda delusione. 


Molto spesso, quando si parla male di Colpa delle stelle, i fan cercano sempre di farti sentire in colpa (notate il gioco di parole), ma io sono fatta così: non ho cercato di farmelo piacere (nonostante avessi delle aspettative altissime, e sono quelle che mi hanno fregato) per forza, solo perché parla di due ragazzi malati di cancro. Non avevo nemmeno astio nei confronti del libro o dell'autore: l'ho letto quando ancora non era molto famoso e di John Green ho ben tre libri. 

Detto questo, pace, amore e fratellanza. La recensione sarà caratterizzata da spoiler, se non avete letto il libro e avete intenzione di farlo NON LEGGETELA.




Titolo: Colpa delle stelle
Autrice: John Green
Traduttore:
Numero di pagine: 360
Pubblicato: gennaio 2012 (in America)
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 16.00 euro
Trama: Hazel ha sedici anni, ma ha già alle spalle un vero miracolo: grazie a un farmaco sperimentale, la malattia che anni prima le hanno diagnosticato è ora in regressione. Ha però anche imparato che i miracoli si pagano: mentre lei rimbalzava tra corse in ospedale e lunghe degenze, il mondo correva veloce, lasciandola indietro, sola e fuori sincrono rispetto alle sue coetanee, con una vita in frantumi in cui i pezzi non si incastrano più. Un giorno però il destino le fa incontrare Augustus, affascinante compagno di sventure che la travolge con la sua fame di vita, di passioni, di risate, e le dimostra che il mondo non si è fermato, insieme possono riacciuffarlo. Ma come un peccato originale, come una colpa scritta nelle stelle avverse sotto cui Hazel e Augustus sono nati, il tempo che hanno a disposizione è un miracolo, e in quanto tale andrà pagato.

Rating:  

Recensione: si era alzato un tale polverone attorno a questo libro, che avevo paura di cominciare a leggerlo per paura di rimanerne troppo rapita o devastata. Come si noterò dalla valutazione non del tutto piena, questo libro mi ha lasciato una punta di delusione e non ha confermato tutte le recensioni positive che ho letto sul suo conto.
Diciamo subito che questa recensione sarà abbastanza complessa da seguire, perché le cose che ho da dire sono parecchie e il discorso è anche abbastanza difficile, quindi spero che voi mi seguiate e che riusciate a comprendere ciò che voglio dirvi.
Mi ha un infastidito, per prima cosa, la traduzione errata dall’inglese all’italiano, anche se, ovviamente non si può dare la colpa a John Green. Un significato così profondo storpiato da un cambio di preposizione!
Ma andando al contenuto del libro...

I personaggi

Hazel e Augustus sono la prima cosa che mi ha fatto storcere il naso. Entrambi stanno vivendo difficili situazioni con le loro malattie, chi di più, chi di meno e non nego il fatto che siano veramente interessanti. Fondamentalmente, però, hanno due problemi: il primo, il fatto che siano uguali. Hazel è un Augustus al maschile e Augustus è una Hazel al femminile. Quando parlano, non c’è uno scambio di opinioni o un dibattito costruttivo, rafforzano l’uno ciò che dice l’altra, rendendo i loro discorsi anche abbastanza noiosi. Di conseguenza, utilizzando la prima persona, riusciamo a capire anche com’è fatto Augustus senza ricorrere ad approfondimenti, dato che pensa esattamente come pensa Hazel.
Il secondo problema è la loro maturità. Capisco che hanno vissuto  e stanno vivendo un periodo complicato della loro vita e un problema comunque grave, ma hanno una maturità che un ragazzo di sedici o diciassette anni non ha e non avrà mai nella vita reale. Sono come Silente e la McGranitt: due vecchietti di novant’anni che hanno trascorso la vita a combattere guerre. Anche se sei stato malato di cancro, ovviamente sei un po’ più maturo degli altri, ma non saggio come Gandalf o come un nonno!

Le metafore

Questo libro è disseminato di metafore nascoste, che il 70% dei fan non avrà manco capito. Dalle uova strapazzate, al bacio nella casa di Anna Frank. Ma la più importante, la ricerca di Peter van Houten per scoprire come continua il libro “Un’imperiale afflizione”, invenzione geniale di John Green e libro preferito di Hazel. È un’evidente non rassegnazione alla morte da parte di questi due ragazzi che sanno perfettamente di esservi prossimi, e che vogliono sapere cosa succederà una volta che avranno lasciato questo mondo.
Diciamo che io sono sempre per il premiare l’impegno, e in questo John Green penso che si sia veramente dato da fare, ma forse ha dimenticato che il libro è diretto a dei ragazzi, di cui al 90% importa solamente di vedere gli sviluppi di una storia d’amore. Ovviamente credo che il suo scopo è quello di far lavorare anche un po’ il cervello, infatti in molti punti porta anche a riflessione e offre spiegazioni filosofiche su vari meccanismi della vita.


Amore vs Cancro

Una delle cose che mi ha più irritato di questo libro, è il fatto che l’autore abbia messo davanti ad un tema importante come il cancro, l’amore.
Forse perché io sono fermamente convinta che l’amore non sia la forza devastante e potente che ci viene descritta nei libri, ma credo che prima di questo ci sia qualcosa di più importante, ma John  Green, per permettere una storia d’amore tra questi due ragazzi, ha creato una pillola che aiuta Hazel a sopravvivere nonostante il cancro. Una trovata che non mi è piaciuta, perché appunto ha spostato una malattia che distrugge in secondo piano per favorire una storia d’amore.
Questa è una cosa che veramente non ho capito di questo libro. Perché abbassare la gravità del cancro, sapendo che questo libro è destinato a persone sane? Forse perché a queste persone sane importa solamente di leggere una storia d’amore romanzata e impossibile nella realtà?
Io penso che alcune situazioni non possano essere modificate nei libri, e quando leggo di cancro vorrei leggere qualcosa di crudo e significativo che mi porti a riflettere sulla condizione di queste persone, non sull’amore apparentemente impossibile.

Il finale

Il finale l’ho trovato totalmente senza senso, e di conseguenza, non mi ha minimamente sfiorato. Infatti, come molti mi dicevano, non ho pianto e non ho fatto nient’altro, anzi, non ho terminato nemmeno il libro, fermandomi al capitolo 23, mi sembra. Molti mi hanno apostrofato dicendo che sarei dovuta andare avanti a leggere, perché lì avrei capito che la morte di Augustus è servita a far maturare Hazel e così via, ma è una cosa abbastanza ridicola, per Hazel è già matura! Non puoi creare prima una piccola McGranitt, e poi pretendere che maturi ancora! Ripeto: Hazel ha già raggiunto un livello di maturità massimo sia per la sua età che per l’uomo in generale, infatti dicevo anche prima che lei e Augustus sono saggi, e non maturi. La morte di quel povero ragazzo è servita solamente a distruggere Hazel ancora di più.

Scene di cattivo gusto e realismo

Diciamo che per la prima metà, il libro mi ha abbastanza annoiata. È riuscito ad appassionarmi soltanto durante il viaggio ad Amsterdam, in cui i due ragazzi sono alla ricerca del continuo del libro. Davvero di cattivo gusto, il bacio nella casa di Anna Frank con tanto di applauso da altri turisti, che ho trovato irrispettoso (per quanto John  Green volesse farci capire che la vita va vissuta nonostante il dolore). Inoltre è stato molto frettolosa anche l’organizzazione del viaggio stesso, calcolando che loro partono da Indianapolis, e pensare che ad un certo punto ho creduto che vivessero in Inghilterra anziché in America! Anche la ricaduta di August è stata un po’ troppo campata per aria, a parte il litigio pre-viaggio con la madre, non vi è più alcun segnale, e non è che una ricaduta viene lasciata così. Se c’è speranza che mio figlio possa guarire, come madre non gli permetterei mai di andare oltreoceano, a meno che non si sappia già che morirà, e allora la vacanzetta te la permetto.  
Diciamo anche che in questo romanzo ci sono parecchi personaggi, ma tutto gira attorno ai due protagonisti. Sarebbe stato interessante, magari con una terza persona, approfondirli e non buttarli e lasciarli lì senza permetterli più di avere voce in capitolo. Per esempio, i genitori di Hazel. Il cancro è devastante per tutti, non solo per chi lo ha. Cosa ne pensano di tutto questo? 

Pro di questo romanzo


Esattamente, perché effettivamente ha anche delle cose positive. Innanzitutto alcuni personaggi, come lo scrittore Peter van Houten, la sua assistente dal nome incomprensibile e le riflessioni intelligenti di  Hazel. In generale consiglieri questo romanzo ad un ragazzo, perché, per quanto non mi possa essere piaciuto, non può che far bene rimanere a riflettere un po' sui temi che cerca di trattare (male, secondo me, ma almeno ci prova). 

martedì 9 settembre 2014

Saga Night School

Buongiorno lettori del blog! Oggi è 9, e dovrei postare per la prima volta un post per la rubrica OMG That Cover. Penso che arriverà questo pomeriggio.
Nel frattempo vi lascio con la recensione di una saga Young Adult innovativa e particolare, che secondo me merita davvero. Sono solita recensire libri di una stessa saga assieme, così da potervi aiutare a farvi un'idea più ampia della serie. Questa qui è abbastanza vecchiotta, ma poco conosciuta, infatti la stanno traducendo veramente in modo lentissimo (in Inghilterra sono usciti già i quattro volumi, mentre a dicembre arriverà il terzo).

Dunque, let's start!


Saga Night School

Il segreto del bosco e Il segreto della notte



Titolo: Il segreto del bosco
Autrice: C.J.Daugherty
Traduzione: Francesca  Barbanera
Numero di pagine: non disponibile
Pubblicato: 13 novembre 2012 (in  Italia)
Edizione: Newton company editori
Prezzo: non disponibile
Trama: Allie Sheridan è a pezzi. Va male a scuola, il fratello è scappato di casa ed è appena stata arrestata per l’ennesima volta. Anche i genitori ne hanno abbastanza e sono determinati a mettere la parola fine ai suoi comportamenti ribelli. Per allontanarla dalle amicizie pericolose e metterla in riga una volta per tutte, decidono di iscriverla a un collegio per ragazzi difficili, la Cimmeria Academy.

Una scuola decisamente sui generis, con un regolamento molto rigido e dalla quale sono banditi cellulari, televisione e computer. Gli studenti della Cimmeria Academy sono uno strano gruppo di ragazzi particolarmente dotati, privilegiati ma anche indisciplinati e Allie si sente subito a suo agio tanto da fare amicizia con alcuni di loro. C’è Carter, affascinante ma dalla pessima reputazione; la fragile Jo, destinata a diventare la sua migliore amica, e Sylvain, un inquietante ragazzo francese a cui nessuno riesce a dire di no. Ma il collegio la notte si anima e apre le sue porte alla Night School, una società segreta le cui attività sono un mistero per molti studenti… Si susseguono episodi inquietanti fino alla morte di una ragazza al ballo d’estate, ed è proprio allora che Allie comincia a capire che la scuola nasconde dei segreti inimmaginabili. Anche i suoi genitori sono coinvolti in qualcosa di poco chiaro e le hanno mentito sul quel posto e sulla scomparsa del fratello. Ma perché? Di chi può realmente fidarsi? E cosa accade davvero alla Cimmeria Academy, quando cala la notte?


Rating: 


Recensione: Possiamo definire “Il segreto del bosco” una ventata d’aria fresca, innovativo e particolare.
Non è proprio una lettura appena svolta, ma lo ricordo perfettamente come se lo avessi appena terminato, perché questo è uno di quei romanzi che, nonostante la trama complessa e gli intrighi che sbucano come funghi, rimane impresso e non si riesce a dimenticare.
Allie, la protagonista, finisce alla Cimmeria, una scuola lontana e priva di tecnologia, che ricorda un po’ Hogwarts o l’accademia dei Vampiri e che è frequentata dalle persone più ricche del Paese. Nel romanzo compaiono moltissimi personaggi, tutti diversi, tutti particolari. Purtroppo una cosa che non ho apprezzato è stato lo scarso approfondimento psicologico di questi personaggi, lasciati un po’ lì, a fare da comparse senza poi un effettivo ruolo nel libro.
La trama è veramente avvincente, ricca di colpi di scena. Il libro prende immediatamente e ha un ritmo molto veloce. Non si riesce a terminarlo finché non si è arrivati a conoscere la verità. Una delle cose che più hanno colpito è proprio la soluzione ideata dall’autrice: reale, verosimile, una possibilità tranquillamente possibile anche ai nostri giorni (penso infatti che la Daugherty si sia ispirata alle “leggende” riguardo gli Illuminati). Già da subito, dall’arrivo di Allie nella nuova scuola, cominciano i misteri, una rete intricata di piccoli segreti che formano un unico grande enigma, di cui la nostra protagonista è il fulcro. Tutti mentono, tutti indossano delle maschere per nascondere la loro vera identità e un personaggio che potrebbe sembrare amico, si dimostra uno dei peggiori antagonisti. Allo stesso modo, il più sgarbato e ostile si rivela uno dei personaggi più fidati.
Il punto forte del romanzo sono le scene d’azione e gli avvenimenti in generale, posizionati in maniera strategica e molto efficaci. Non permettono mai di annoiarti e ti tengono incollato alle pagine.
C’è anche una storia d’amore, un po’ prevedibile, si combatte in un triangolo tra Carter e Sylvain. Mi è piaciuto il fatto che sia comunque rimasta da contorno e che non sia diventata la protagonista del romanzo, lasciando sempre spazio agli avvenimenti in stile thriller.
“Il segreto del bosco” non è certamente una lettura leggera, anzi, stimola il cervello alla ricerca di una soluzione e ti fa vivere il mistero assieme ai personaggi.






Titolo: Il segreto della notte
Autrice: C.J.Daugherty
Traduzione: Francesca  Barbanera
Numero di pagine: 384
Pubblicato: 7 novembre 2013 (in  Italia)
Edizione: Newton company editori
Prezzo: 9.90 euro
Trama: Dopo un anno complicato in cui ha lottato e sofferto, in cui ha dovuto separarsi da persone care e ha conosciuto la potenza dei suoi nemici, Allie ha perso fiducia nella vita. L’unico posto dove si sente a casa è la nuova scuola, la Cimmeria Academy. Qui vivono i suoi veri amici, pronti a sostenerla nelle difficoltà e a darle l’affetto e il calore familiare che ormai pensava di aver perduto per sempre. Ma la Cimmeria Academy non è il paradiso che sembra: oscurità e mistero ancora aleggiano tra antichi corridoi e un grave pericolo minaccia studenti e insegnanti. E c’è di più: Allie scopre che il segreto custodito tra le mura imponenti di questa prestigiosa accademia potrebbe riguardare anche la sua famiglia. Ma non potrà fare affidamento su nessuno, dubiterà dei suoi stessi sentimenti e dovrà raccogliere tutto il coraggio per cercare la verità, e per scoprire chi in realtà la sta tradendo. E qualcuno si farà seriamente del male

Rating: 

Recensione: "Il segreto della notte" è il secondo capitolo di questa saga, che purtroppo non è avvincente come il libro. Tengo a sottolinearlo già da subito, molto spesso mi è capitato che i seguiti di una saga non fossero all'altezza dei primi romanzi, e anche se qui la differenza è lieve, a questo secondo libro è mancato qualcosa.
Mi sembra che la saga sia composta da quattro o cinque libri, dunque immagino che questo sia solamente un capitolo di transito, in cui la situazione viene solamente approfondita e non vi sono particolari risvolti. Ritornando alla Cimmeria per il secondo anno, Allie ritrova i misteri lasciati durante l'estate, assieme agli amici e agli ex compagni. 
Rispetto al primo libro, qui sembra tutto più tranquillo, non vi sono particolari avvenimenti che scuotono di molto l'animo del lettore. Allie entra nella Night School, a parte qualche attacco dai nemici, una spia che comincia a dare fastidio e un incontro che la farà dubitare di chiunque manca l'elemento avvincente che nel romanzo precedente cattura e ti trascina fino all'ultima pagina. Il romanzo non prende particolarmente, le vicende cruciali sono concentrate verso la fine.
Il thriller è poco presente in questo secondo capitolo e non ho apprezzato l'avanzata della storia d'amore. Ci sono delle variazioni, il triangolo persiste e purtroppo non mi sono trovata d'accordo con le scelte fatte dall'autrice (e di conseguenza da Allie). Non sono mai stata particolarmente interessata alle variazioni amorose in qualsiasi romanzo leggessi, eppure qui sono stata davvero presa alla sprovvista e non mi sono mai ritrovata così "arrabbiata" per una variazione. Spero che nei prossimi libri questa scelta comporti un colpo di scena (perché ho una mezza idea di chi possa essere la spia) e che l'intreccio si faccia più contorto.