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venerdì 17 ottobre 2014

What the fuck is this? Stacrossed






Titolo: Starcrossed

Autrice: Josephine Angelini
Traduzione: Giunti Editore
Numero di pagine: 310
Pubblicato: 2011 (in America)
Edizione: Mondadori
Prezzo: 16.50 euro 
Trama: Helen, timida adolescente di Nantucket, sta quasi per uccidere il ragazzo più attraente dell'isola, Lucas Delos, davanti a tutta la sua classe. L'episodio si rivela essere qualcosa di più di un mero incidente. Helen teme per la sua salute mentale: ha iniziato ad avere incubi di notte e allucinazioni di giorno. Ogni volta che vede Lucas le appaiono tre donne che piangono lacrime di sangue. Il tentato omicidio porta Helen a scoprire che lei e Lucas non stanno facendo altro che interpretare i ruoli di un'antica tragedia d'amore. Le apparizioni femminili rappresentano infatti le Erinni. Helen, come l'omonima Elena di Troia, è destinata a dare inizio alla guerra a causa della sua relazione con Lucas. I due scoprono sulla loro pelle che i miti non sono leggende. Ma è giusto o sbagliato stare con il ragazzo che si ama se questo significa mettere in pericolo il resto del mondo? Come si sconfigge il destino?


Rating:

Recensione: Sono una persona che ama scrivere e riscrivere le proprie recensioni quasi come se fossero i capitoli di un libro che devo rivedere e correggere. In ogni caso, Starcrossed mi ha sempre portato qualche problema ed è stato uno dei primi libri che ho veramente schifato. 

Dunque, un altro libro che non ho finito, ma di cui ho letto una grandissima parte. Già leggendo solo quella, ho capito che il libro faceva abbastanza caga... schifo, e non sono riuscita ad andare avanti. 
In ogni caso vi starete sicuramente chiedendo come mai ho deciso di leggere questo romanzo. Dovete sapere, dear friends, che ho la bruttissima abitudine di non leggere quasi mai la trama dei pdf, e di questo in particolare avevo letto solamente qualche rigo riguardante la Guerra di Troia e la cultura greca in generale. Sono rimasta subito affascinata dalla trama, mi sono chiesta come due ragazzi, Lucas ed Helen, potessero reincarnare Paride ed Elena di Troia, dato che stiamo parlando più o meno del 2014 e questi due antichi personaggi sono praticamente la reincarnazione della mentalità del tempo (completamente differente dalla nostra). 



In pochi righi, la trama parla di questa ragazza sfigata che incontra il figone di turno. Scopre di essere una dea, battaglie all'ultimo sangue e infine colpo di scena finale: sono cugini.


Partiamo col parlare dei personaggi. Poiché siamo in tema, sono una Macedonia di cliché. A partire dalla protagonista. Ovviamente bellissima, bionda, alta un metro e novanta, intelligentissima, con una forza sovrumana per essere una ragazza e incredibilmente veloce e super dotata in atletica. Lei, infatti, è capace di correre come Usain Bolt senza particolari allenamenti! È una sua dote naturale! Può vincere una borsa di studio e così via. I suoi unici problemi sono: avere il ciclo costante, "sentire" la mancanza di sua madre, che l'ha abbandonata da piccola, e subire le prese in giro della kattiva della scuola. 
Poi c'è Lucas, trasferitosi dalla Spagna in quest'isoletta. Figo da paura, gentiluomo (apre a Claire la porta della classe, ragazze!), vive in una famiglia con geni miracolati in cui tutti sono dei greci (prendete quest'espressione letteralmente). 
Il terzo incomodo è Claire, la migliore amica di Helen, descritta dall'autrice esattamente con queste parole: nanerottola. 
Non ho gif per farvi vedere la mia espressione stupita, ma vi giuro che mi è sembrato di leggere un libro per bambini! Ci sono milioni di modi per esprimere il concetto di bassezza, e vai a usare proprio questa parola? Tra l'altro, Helen viene chiamata dalla cattiva della scuola mostriciattolo , perché da piccola le avevano affibbiato quel nome e le è rimasto. Ma ci sei mai andata a scuola, Josephine? Penso proprio di no, e questo giustificherebbe il tuo non saper scrivere. Helen è una strafiga, meravigliosa, STU. PEN. DA., al massimo la chiami semplicemente sfigata, o perdente, a diciassette anni si arriva anche a utilizzare "frigida". Ma non mostriciattolo! In ogni caso dovete anche sapere che i personaggi in generale sono terribilmente infantili. Ci ho messo cento pagine prima di capire che avevano diciassette anni e che frequentavano il terzo superiore. Quando parlano si dicono delle cose così infantili, che vi giuro, ero convinta avessero quattordici anni.
Comunque, tornando a parlare di Claire, è la solita amica fashionista della protagonista sfigata. E anche qui mi si storce il naso, perché, damn , mi chiedo: ho capito che tutte credete nel fatto che gli opposti si attraggano, ma Claire ed Helen appartengono letteralmente a due mondi diversi. Come fanno ad essere amiche? E infatti la fedeltà di questa abominevole amica verrà subito fuori!



Il primo incontro tra i due piccioncini lo abbiamo all'interno della scuola. Helen, presa da una rabbia profonda e improvvisa, attacca Lucas e lo picchia, mentre tre donne invecchiate dicono cose del tipo "sangue chiama sangue" ecc. Ovviamente lui si difende, dato che è campione di jujitsu (scusate, non so come si scrive), e lei si sente male e finisce in infermeria. Suo padre Jerry, il miglior personaggio del libro, viene a trovarla e indovinate? Dice alla figlia che non deve più avvicinarsi a Lucas e la difende per quello che ha fatto!!! Certo, Jerry! Continua così! 
Se ancora non avete capito la ragione del mio sclero, ve la spiego subito. È stata Helen ad aver picchiato Lucas, questo povero cristo si è semplicemente difeso, e deve anche prendersi le occhiatacce di un padre che non sa dare un pacchero a sua figlia!
Gli incontri tra Helen e Lucas, comunque, si svolgono sempre così: lei cerca di ucciderlo, provano a starsi lontani e delle voci cominciano a girare a scuola. Claire, anziché parlare e confrontarsi con la sua migliore amica Helen, dubita di lei e la accusa di non averla informata di una presunta storia estiva andata a male con Lucas. E meno male che sei la sua migliore amica! Bah! 



Senza soffermarci troppo sugli eventi, parliamo adesso di due momenti clou del romanzo, che sinceramente non ricordo nemmeno se sono messi nell'ordine in cui ve ne parlerò o al contrario... Prima però devo farvi un appunto: il romanzo è ambientato in una minuscola isoletta dove tutti conoscono tutti, ma ovviamente dei volano, combattono, ci sono delle guerre, e nessuno si accorge né vede nulla. Realismo, Josephine, realismo.

1) Kate, la pseudo fidanzata del padre di Helen, e quest'ultima, vengono attaccate da qualcuno e salvate da Lucas. Nel frattempo che tutto questo succede, Kate sviene, mentre Helen si accorge che il suo aggressore è una donna perché ha il petto morbido. Ma cavolo, la pseudo fidanzata di tuo padre è svenuta, questa qui potrebbe farti seriamente male e pensi che abbia il petto morbido??? Tra l'altro potrebbe benissimo essere un uomo grasso! E poi scusa, ma non avevi una forza sovrumana, tu? Cosa ci vuole a darle un cazzotto sulla pancia o a pestarle il piede e a liberarti immediatamente? Eh no! Abbiamo bisogno del supereroe Lucas!
2) Helen esce per fare una camminata e va a finire in una zona un po' isolata dell'isola. Questa scena non è raccontata molto bene, anzi, è raccontata malissimo (infatti non ci ho capito nulla) e ho dovuto cercare su Wikipedia per capire cos'era veramente successo! Lei comunque cade tipo da una zona molto alta e Lucas la salva volando. Finiscono a terra e scavano un cratere enorme, con tutte le ossa rotte e uno sopra l'altro. La cosa strana, però, è che lei non sente il bisogno di ammazzare il povero cristo di botte. 
WHY? Ecco qui la spiegazione che dovrebbe aprirci le porte all'elemento fantasy del libro! Andando con ordine, vi dirò lentamente ciò che ho capito, perché le spiegazioni che vengono fatte in questo romanzo sono tante e non collegate fra loro, ma avvengono in momenti diversi e per questo motivo non si riesce a seguire il romanzo. 
Innanzitutto, ci sono quattro case nel quale i semidei sono divisi:
-Casa di Tebe, quella della famiglia di Lucas, che discende da Apollo;
-Casa di Atreo, che discende da
-Casa di Atene
-Casa di Roma
Già da qui capiamo che la Angelini della cultura greca non sa assolutamente nulla e che tutti gli elementi presi sono messi lì alla cazzus! Innanzitutto, cosa ci fa ROMA tra elementi greci? Tutti gli avvenimenti che riguardano questo romanzo ruotano attorno all'Iliade,dunque alla Guerra di Troia, quando di Roma non vi era nemmeno l'ombra! E queste Case quando sono state fondate? Prima o dopo la Guerra di Troia? All'alba dei tempi o sono collocabili in un momento storico in particolare? Come fai a dare dei nomi a queste case utilizzando città che magari manco esistevano quando le case sono state formate?
Tra l'altro, perché scegliere i nomi di tre città importanti e poi il nome di un personaggio preso a caso dall'Iliade? Atreo è il padre di Menelao e Agamennone, e non è assolutamente un personaggio importante! Anzi, dubito della sua comparsa nel poema... Perché poi prendere Tebe come città di riferimento? Tebe è più o meno inutile, perché darle questo ruolo rilevante dedicandole una casa? Tra l'altro la casa di Tebe discende da Apollo. Ma perché non chiamarla casa di Delo, dove c'è il santuario più importante dedicato a questo dio! 
Cose prese a caso, proprio!



Comunque tra queste Case c'è stata una guerra e sono state tutte distrutte, a parte quella di Tebe, che è stata la vincitrice. Helen fa parte di una delle tre case e sua madre l'ha abbandonata per difenderla. I Delos sono quindi sull'isola un po' per difendere Helen, che è presa di mira dal governatore assoluto della casa (zio di Lucas), e un po' per un altro motivo di cui vi parlerò in seguito. 
Le tre donne invecchiate apparivano a causa di una specie di conto non saldato tra la casa di Lucas e quella di Helen, e la ragazza, salvandolo, lo ha saldato. Qui sono rimasta allibita. Leggendo avevo capito che era stato LUI a salvare lei, non il contrario! Inoltre la scena in cui sono riversi al suolo, con le ossa tutte rotte, è terribile! Helen non si lamenta di avere le ossa a pezzi, al contrario, pezza a cose stupide! Anche scoprendo il fatto di essere una semi dea e tutte queste cose, la protagonista risponde con semplicissimi "ooh", senza particolari "scosse". 
Aggiungo anche che la Guerra di Troia viene descritta come la più brutta e devastante che ci sia mai stata, e questa cosa viene ribadita quasi sempre. Eppure non ci viene spiegata cosa l'abbia provocata, perché, quando...



Comunque, Helen comincia a prendere lezioni di lotta e utilizzo dei poteri dai membri della famiglia Delos, e assistiamo a ridicole scene in cui Helen non vuole fare del male a nessuno e si fa colpire come una deficiente. A causa della sua scarsità nel combattere (nonostante, ovviamente, le venga costantemente detto che ha ottime capacità ecc.)Hector (fratello di Lucas, mi sembra, o cugino) e Lucas la spiano la notte. Lei si incazza da morire, e tenete a mente questa cosa! È importantissima! 


Per rendere più piccante il racconto, la Angelini ha aggiunto Creos, uno dei membri della famiglia Delos che si trova ancora in Spagna e che sono praticamente il lato cattivo della famiglia. La parte dei Delos sull’isola si sono allontanati dalla famiglia anche a causa della rivalità tra Creos ed Hector, che, a quanto ho capito, avrebbe fatto un torto al ragazzo ed Hector lo avrebbe picchiato quasi fino ad ucciderlo. Secondo la Angelini, non si possono uccidere i propri parenti, perché è tra i reati più gravi, e quindi la famiglia Delos è stata costretta a "migrare". 
Josephine, che cazzo stai dicendo? Secondo la cultura micenea, e questo si capisce proprio leggendo l'Iliade, se una persona ti fa un torto sei costretto a vendicarti, altrimenti vieni considerato un perdente e perderai la pubblica stima dei cittadini! Questa cosa era inammissibile, quindi, parente o meno, la vendetta è sempre al primo posto, per i greci!
Creos viene introdotto grazie ad Helen, che, mentre corre in palestra, esce e si inoltra nella vegetazione, notando questo tizio inquietante che sembra attirare la luce e far cadere tutto nell’oscurità. A prescindere dall’irrealismo con il quale è narrata la scena, perché se sei ad allenarti sotto gli occhi dell’allenatrice, come fai a sparire nella vegetazione? Tra l’altro, quale vegetazione se sei a scuola? Helen spia ed insegue quest'uomo, e vi ricordo che si era arrabbiata per la mancanza di rispetto e di privacy che Hector e Lucas avevano avuto nei suoi confronti spiandola! Questo non è fare la stessa cosa, Helen? Solo tu hai diritto alla privacy? Tu puoi seguire un tizio che non ti ha fatto nulla e che sta per i cazzi suoi a passeggiare? 
In ogni caso finisce al pronto soccorso a causa della sua imbecillità. 



Diciamo che qui mi sono fermata, potrete benissimo dedurre che non ho continuato, altrimenti sarei uscita da questa lettura come un soldato in guerra. L’autrice ha anche inserito il mistero di Atlantide e stronzate varie, modificando così radicalmente le tradizione greche e facendo uscire una specie di copia orrenda di Percy Jackson. Sarebbe potuta anche essere una bella storia, se non ci fossero stati tutti questi cliché, se la cultura micenea fosse stata almeno un po' approfondita e se l'autrice non avesse voluto strafare inserendo prima la questione delle Furie, poi le case e ancora dopo il mistero di Atlantide. Tutti elementi che fanno parte della stessa mitologia e cultura, ma che messi tutti assieme collidono e creano soltanto pastrocchi.

Avete letto questo romanzo? Vi è piaciuto? Avete intenzione di leggerlo in seguito?

lunedì 22 settembre 2014

What the fuck is this? Città di ossa






Questa rubrica è caratterizzata da spoiler, linguaggio esplicito e parolacce





Titolo: Shadowhunters, Città di ossa
Autrice: Cassandra Clare
Traduttore: Fabio Paracchini
Numero di pagine: 452
Pubblicato: 6 novembre 2007 (in Italia)
Edizione: Mondadori
Prezzo: 10.50 euro
Trama: La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell'incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un'affannosa ricerca, un'avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che le farà conoscere l'amore.

Rating: 


La recensione racconta fin dove sono arrivata, dato che non ho terminato il libro, inoltre sarà caratterizzato da tantissimo spoiler


Recensione: Shadowhunters è una delle nuove saghe paranormali uscita poco dopo Twilight, che ha spopolato fra i giovani ed è stato apprezzato anche da molti adulti. Colpita dalla trama interessante, dalle recensioni superpositive, da una copertina accattivante e dall’uscita dell’ultimo libro, che ha completamente mandato in tilt il mio facebook, ho deciso di provarlo.
Il primo approccio l’ho avuto tempo fa con la saga Infernal Devices, il primo della trilogia, e non mi era piaciuto affatto: avevo abbandonato la lettura dopo duecento pagine.
Ho ritentato con la saga “clou”, e le mie aspettative sono state completamente distrutte. Davvero una profonda delusione.

Comincio col sottolineare ciò che mi è piaciuto del libro. Ho apprezzato molto il mondo creato dalla  Clare, nonostante sia un misto tra Twilight ed Harry Potter, l’autrice lo ha reso suo e non ha abbandonato a spiegazioni vaghe o patetiche le creature, che sono ben caratterizzate e studiate. Non mi ha fatto impazzire la miscela fra esseri come draghi ed elfi, e vampiri, licantropi e angeli e demoni. Non ho mai letto di queste creature assieme e sinceramente ho iniziato a vedere il tutto un po’ esagerato. Non sempre i vari tipi di mitologie si sposano bene.
La rivisitazione dei Nephilim, ovvero dei cacciatori di demoni, mi è piaciuta. Molto fantasiosa la trovata delle rune e dello stilo. Non ho capito, però, da dove sia uscito fuori il termine “Shadowhunter”. Mi sembra nato solamente per dare un impatto positivo ai ragazzi, non so, una di quelle parole particolari inventate che hanno semplicemente lo scopo di attrarre.

E adesso invece, parliamo del perché Città di ossa non mi è piaciuto. Appena ho aperto il libro, l’incipit non mi ha fatto impazzire, anzi, ho cominciato ad avere i primi dubbi.
Clary, la protagonista, si ritrova in coda con il suo amico Simon per il Pandemonium, una delle discoteche più trasgressive del posto (abita a New York). Clary ha una madre apprensiva, sempre in pensiero e molto severa, e ciò verrà ribadito spesso.
E quindi mi domando:
1.      1.Perché a 15 anni vai in discoteca? Anzi, nella discoteca più trasgressiva di New York?
2.      2.Perché tua madre apprensiva ti manda in discoteca? E soprattutto, perché acconsente quando hai 15 anni e abiti a New York?
3.Tra l’altro, la mamma si arrabbia perché è tornata a casa troppo tardi!

”Mia mamma. Non era troppo contenta che abbiamo fatto così tardi, ieri. Ha sclerato.”

Cosa ce la mandi a fare in discoteca, allora? È una contraddizione! E ha 15 anni? E quella è la discoteca più trasgressiva del posto?
Inoltre mi chiedo, com’è possibile che Clary sia entrata? Le discoteche non dovrebbero avere l’ingresso aperto esclusivamente ai maggiorenni (principalmente quelle trasgre, poi)? In ogni caso, diamo per buono che la protagonista sembri più grande, e che riesca ad entrare in questa discoteca.
Qui assiste alla cattura di un demone da parte di tre Shadowhunters: Jace, Isabelle e Alec. E qui, capiamo già da subito quali saranno i loro ruoli.
Simon: l’amico friendzonato.
Isabelle: la ragazza bellissima e meravigliosa che Clary invidierà.
Alec: fratello di Isabelle, si comporta come un maschio col ciclo.
Jace: mi soffermo un po’ di più nel parlare di Jace. So che adesso arriverà una valanga di pomodori da parte delle ragazze, ma... è insopportabile. Insopportabile è la parola esatta per descriverlo. Dopo dieci secondi dalla sua comparsa, non c’è bisogno di riflettere su chi è: il figo di turno per il quale Clary prenderà una cotta. Mi chiedo come, data l’insopportabilità di questo personaggio.
Innanzitutto, è un saputello di dimensioni cosmiche:

*scena della cattura del demone nella discoteca*
Jace: “Non mi hai ancora detto se qui ci sono altri come te.”
Demone: “Non so di cosa parli.”
Jace:”Di altri demoni. Cittadini dell’Inferno e servi di Satana, secondo la religione. Ma, secondo il Conclave, tutti i tipi di spirito, potere o principio malevolo e maligno che si trovi fuori dalla nostra dimensione originaria.”

Ma chi te lo ha chiesto? Isabelle e Alec secondo te non sanno queste cose? Cassandra Clare, capisco che c’è bisogno di un’introduzione al complicato mondo dell’occulto, ma questo mi sembra il modo peggiore per dare spiegazioni, dato che in questa situazione sinceramente non hanno molta logica. Se Jace deve uccidere questo demone, che senso ha fargli fare una lezione di semantica?
E anche qui:

*scena d’incontro fra Jace e Clary*
Clary: “Mi chiamo Clary”
Jace: “Lo so. Come l’erba, la clary sage, la salvia sclarea. Una volta si credeva che mangiando i semi di quell’erba si potessero vedere le fate. Lo sapevi?”

No. Non lo sapevo. E tu invece sapevi che a me e Clary non fotte un cazzo dell’erba?
Continuerà di questo passo per buona parte del romanzo, evidenziando anche il suo scarso senso dell’umorismo:

*parlando delle spade di  Jace...*
Clary: “Uffa, ecco che se ne va a monte il mio piano di venderle su e-bay!”
Jace: “Venderle dove?”
Clary: “Un luogo mitico con un grande potere magico.”
Jace: “La maggior parte dei miti è vera, almeno in parte.”

.-. sarcasmo, Jace, sarcasmo.
In ogni caso, ci pensa qualcuno a metterlo al suo posto:

“Se fossi divertente la metà di quello che credi, ragazzo mio, saresti il doppio più divertente di quello che sei.”

Finalmente qualcuno che se n’è reso conto! Comunque, lui non capisce il senso dell’affermazione, ma lasciamo stare. Ora, non so se Cassandra Clare abbia ideato a posta un personaggio odioso, e in questo caso ci è più che riuscita; nel caso, invece, volesse creare il “bello, stronzo che tutte amano”, be’, i suoi tentativi sono andati un po’ a monte.

Andiamo avanti. Dopo quest’incontro c’è ne è un altro fra Clary e Jace, e nel frattempo Jocelyn, la madre della protagonista, viene attaccata e le dice di non tornare più a casa. Clary, ovviamente, corre a  vedere cosa le è successo e si scontra con un Divoratore (un demone) e viene salvata da Jace e portata all’istituto degli Shadowhunters. Qui inizia un dibattito un po’ ridicolo tra Jace e Alec. Il primo, chiaramente interessato a Clary, è convinto che lei abbia qualcosa di speciale rispetto agli altri mondani, dato che non è normale che possa vedere gli Shadowhunters. 
Alec invece è ostile.
Jace si offre di aiutare Clary a ritrovare sua madre e ritornano nella casa ormai mezza distrutta. Qui incontrano altri demoni/troll/mostri, ma Jace riesce a metterli KO. [C’è la descrizione di una scena d’azione, che mi è parsa quasi quella di un film messa a rallentare. La Clare si sofferma troppo sui particolari quando descrive combattimenti, ed è un errore, perché l’azione non la fa sentire.]
In ogni caso, è passato un bel po’ di tempo da quando avete lasciato la casa, com’è possibile che in un condominio nessuno si sia accorto della presenza di creature demoniache? Anche se non possono vederli, i mostri vengono descritti come dei bestioni, quasi dei giganti, nessuno ha sentito rumori? E dopo tutto il casino che è successo durante un presunto combattimento fra Jocelyn e i suoi aguzzini, o fra Clary e il Divoratore, NESSUNO SI è RESO CONTO CHE STAVA SUCCEDENDO QUALCOSA?
La Clare gioca sicuramente dalla parte del realismo, gente!
Alla fine si scopre che Madame Dorothea, la tizia che abita sotto casa loro, è una “strega” (e qui Jace ci dà prova della sua cultura nuovamente), e ha un portale penta dimensionale. [Non poteva semplicemente chiamarsi Portale? O portale tridimensionale? Abbiamo capito che Cassandra Clare vuole fare le cose in grande.]Questo portale porta lei e il suo accompagnatore a casa di Luke, l’amico della madre che al momento della scomparsa di quest’ultima le aveva chiaramente detto di voler tagliare i ponti con lei.
Qui viene loro incontro Simon, l’amico sfiggy, che si trova casualmente lì. Dopo che Clary (non si capisce per quale motivo) li racconta tutto ciò che ha scoperto, lui esclama:«Che figataaaa! È come nei videogiochi!» e da questo momento penso che abbiate capito che Simon è un totale stupido, e Clary si trova a scegliere fra uno scemo e un insopportabile. I due maschioni subito che litigano, ovviamente, e finalmente si entra in casa di Luke ad indagare.
Insomma, si scopre che Luke potrebbe essere kattivo e che i cattivi tengono nascosta Jocelyn per impossessarsi di una coppa.

Allora, qui ho da fare delle considerazioni.
1.In tutto questo,  si nota che la Clare non ti fa entrare nei personaggi, ma te li fa solamente vedere dall’esterno. Clary fa questo, Clary fa quello, ma non c’è un momento in cui si sofferma sui suoi pensieri, sulle sue preoccupazioni, in cui la ragazza manifesta davvero stress e ansia per tutto ciò che sta succedendo. La sua vita è cambiata al tal punto da poterle venire una crisi di nervi, e lei sembra non vivere il trauma. Ogni minuto che passa sua madre potrebbe essere sempre più vicina alla morte, e lei reagisce in maniera abbastanza normale. L’autrice non fa sentire l’ansia e la angoscia di Clary.
2.Quando ho letto che i cattivi stavano cercando una coppa, sinceramente ho cominciato a pensare che la Clare abbia scritto Shadowhunters un giorno in cui le hanno chiesto “scrivi un fantasy seguendo queste indicazioni!”. Avete presente quando alle elementari c’erano le immaginette con i personaggi da scegliere? Il protagonista: un principe, un re, una bambina. Il cattivo: un mostro, un troll, un lupo. La missione: recuperare un oggetto che sconfigge il malvagio. Vi giuro, ho avuto quest’impressione.

Una volta tornati all’istituto, Jace fa entrare anche Simon, il secondo mondano e per questo non gli verrà dato nemmeno uno schiaffetto sulla mano. Inoltre mi chiedo... ma Simon non ha dei genitori? Gira e fa il cazzo che li pare senza una madre o un padre si preoccupino per lui?
Dopo aver fatto un breve riepilogo ad Hodge (il capo dell’istituto, diciamo), si scopre che Valentine, il kattivo della situazione, è tornato e che era il marito di Jocelyn (ahi ahi!), e questa è l’unico colpo di scena che può essere chiamato colpo di scena di tutto il romanzo. Si parla di un Circolo composta da Shadowhunters che volevano distruggere tutti i Nascosti, per poi far scoppiare una guerra tra Umani e Nascosti... sinceramente tutta questa storia mi puzza di Harry Potter. Mi ha riportato a Voldemort e ai suoi Mangiamorte.
Qui Clary scoppia, dice che non vuole più sentirne parlare inizia a sclerare. Questa reazione mi è parsa abbastanza strana, sinceramente. Leggendo, lascia un po' di stucco, l'ho trovata esagerata e fuori luogo. Insomma, rimane tranquilla scoprendo il mondo degli Shadowhunters ed esplode quando scopre che sua madre faceva parte dei cattivi ma si è convertita ai buoni.

Un altro piccolo focus prima di terminare la recensione. 
Lo stile della Clare non mi è piaciuto affatto. Ci sono continuamente metafore, che però non sempre hanno senso o sono di cattivo gusto. Leggendo il romanzo non si notano, una volta preso il ritmo sembrano quasi inesistenti, ma dato che io leggevo tre pagine a settimana purtroppo saltavano all'occhio. 
Mi è parsa una dilettante che voleva passare per una scrittrice dallo stile particolare, ma è sgamabile da subito. 

Sinceramente non so se andrò avanti con la lettura di Shadowunters. Questo libro mi ha annoiata veramente tantissimo e non ha catturato assolutamente la mia attenzione. È capitato che non piacesse nemmeno ad una mia amica, che alla fine, provando anche il secondo, si è letteralmente appassionata alla saga. Potrebbe essere così, ma finché non lo termino non potrò mai saperlo. Forse in un futuro prossimo riuscirò a finirlo e a cambiare opinione, ma per ora pollice in giù per Città di ossa.


domenica 7 settembre 2014

What the fuck is this book? Fallen



Questa rubrica è caratterizzata da spoiler, linguaggio esplicito e parolacce





Titolo: Fallen

Autrice: Lauren Kate
Traduttore: Serena Daniele
Numero di pagine: 452
Pubblicato: 21 maggio 2010 (in Italia)
Edizione: Rizzoli
Prezzo: 13.50 euro
Trama: In seguito a un tragico e misterioso incidente, Lucinda è stata rinchiusa a Sword&Cross, un istituto a metà fra il collegio e il riformatorio. Nell'incidente un suo amico è morto. Lei non ricorda molto di quella terribile notte, ma la sua ricostruzione dei fatti non convince la polizia. La vita nella nuova scuola è difficile: il senso di colpa non le lascia respiro, proprio come le telecamere che registrano ogni singolo istante della sua giornata. E tutti gli altri ragazzi, con cui è più facile litigare che fare amicizia, sembrano avere alle spalle un passato spiacevole, se non spaventoso. Tutto cambia quando Luce incontra Daniel. Misterioso e altero, prima sembra far di tutto per tenerla a distanza, ma poi è lui a correre in suo aiuto, e a salvarle la vita, quando le ombre scure che Luce vede in seguito all'incidente le si stringono intorno. Luce, attratta da Daniel come una falena dalla fiamma di una candela, scava nel suo passato e scopre che standogli vicino, proprio come una falena, rischia di rimanere uccisa: perché Daniel è un angelo caduto, condannato a innamorarsi di lei ogni diciassette anni, solo per vederla morire ogni volta... Insieme, i due ragazzi sfideranno i demoni che tormentano Luce, e cercheranno la redenzione.
                                                    
 Rating: 




Recensione: Molte volte mi sorprendo di come i titoli dei libri li descrivano talmente bene da evitare di leggerli già solamente per il titolo che hanno. E Fallen, che mi è stato consigliato e del quale avevo letto recensioni contrastanti, fa proprio parte di una specie di Caduta della letteratura.
Non è totalmente in disastro: la trama di fondo è molto intrigante (benché la parte romantica sia comunque banale e alla Twilight) e mi piace anche lo stile di Lauren Kate, ma ciò non basta a renderlo un bel libro, anzi, questi elementi positivi vengono totalmente oscurati dalle brutture presenti.
In primis, i personaggi. Li ho odiati tutti, dal primo all’ultimo. Sono semplicemente un miscuglio di cliché visti e stravisti, dalla punk bulletta alla diva che porta coltellini rigorosamente rosa; dal divo figo e fotomodello alla secchiona bassa e brutta. Estremamente prevedibili, il loro ruolo nella storia è chiaro fin da subito e non vi sono colpi di scena rilevanti al riguardo.
Luce, la presunta protagonista del romanzo, è probabilmente la più cretina mai esistita. L’unica sua preoccupazione in tutto il libro è essere indecisa se scegliere Daniel (il bono che la odia) o Cam (il bono che la tratta gentilmente, ovviamente chi dei due sceglierà? Ovviamente quello che la tratta di merda). Le indagini riguardo Daniel, infatti, vengono attuate da Pen e lei non fa nulla per tutto il romanzo in senso letterale! Finché nelle ultime cinquanta pagine Lauren Kate non ha deciso di bombardare il lettore di rivelazioni, avvenimenti e così via, dopo trecento pagine di nulla.
Una prova della totale demenza della protagonista:

La custode consultò una tabella, sfogliando la pratica di  Luce. «Stanza 63. Metti la borsa nel mio ufficio insieme a quelle degli altri, per ora. [...]
...e cercò di imparare a memoria il numero della stanza.

Visto? Deve imparare a memoria due cifre per ricordarle!

L’unico personaggio degno di curiosità è Arriane, la ragazza che accompagna Luce a fare il giro del nuovo istituto correzionale. Inizialmente le due sembrano già amicissime, eppure l’autrice improvvisamente non ne parla più, Arriane viene semplicemente nominata e non si sa più nulla di lei.
La trama sostanzialmente è stata sviluppata abbastanza male. Come vi avevo già predetto, trecento pagine in cui succede il nulla e cinquanta di bordello, caos e rivelazioni. Tra l’altro non tutto viene spiegato, oppure le spiegazioni che ci sono risultano confuse, patetiche e insoddisfacenti. Un esempio è la spiegazione delle ombre che Luce vede continuamente, il “tormentone” della ragazza, che alla fine si rivelano essere:

«Le ombre che vedi si chiamano Annunziatori. Sembrano cattive, ma non possono farti del male. No fanno altro che osservare e riferire a qualcun altro. Pettegolezzi. La versione demoniaca di una cricca di liceali.»

Lauren Kate, vai a cagare per piacere.
La stessa cosa per quanto riguarda la maledizione di Luce, che muore ogni diciassette anni facendo soffrire Daniel, un angelo caduto immortale che puntualmente si innamora di lei. Per prima cosa, non si capisce cosa sia un angelo caduto, e secondariamente questa volta la maledizione non funziona perché Luce non è stata battezzata. Una spiegazione vaga e campata per aria, perché la maledizione è stata scagliata durante la caduta di Lucifero, ma non si capisce quando colloca quest’avvenimento. Io lo immagino all’alba dei tempi... già esisteva l’uomo? Già battezzava le persone? Bah...
Anche della setta di cui fa parte Miss Sophia non viene detto nulla, perché fanno quello che fanno, che ruolo abbiano effettivamente, come puoi entrarne a far parte...
E non si capisce nemmeno in base a cosa gli angeli caduti decidano di stare dalla parte di  Dio o dalla parte di Satana.

Ma adesso cambiamo discorso, altrimenti il cervello vi esplode dalla confusione. Un punto cocente del libro (anche ridicolo) è la coerenza, assente anche nelle più piccole cose.
Il romanzo è ambientato in un istituto correzionale e
1.Non si capisce come la protagonista ci sia arrivata, dato che la ragione è abbastanza stupida e non ha praticamente senso.
2.In quest’istituto c’è una sola guida/custode (per Lauren Kate significa la stessa cosa) e non viene fatto presente nessun altro collaboratore.
3.Vedremo ben presto che questo non è un riformatorio, o istituto correzionale, bensì una semplicissima scuola dove i ragazzi fanno ciò che vogliono. Infatti organizzano feste con console e una luce UV, vino, champagne, sigarette e quant’altro. Non si capisce come, dato che in un riformatorio queste cose non puoi prenderle da nessuna parte (ma nel libro c’è Roland, che non si capisce come faccia a recuperare tutto ciò). Il bello è che professori e collaboratori non si accorgono di nulla! Immaginatevi Skrillex a palla in una stanza minuscola in cui è concentrata l’intera scuola (c’è quest’espressione nel libro). Nessuno se ne accorgerebbe? Ma non credo proprio!
Le telecamere vengono messe fuori uso in maniera ridicola, e mi domando chi ci sia dietro queste telecamere a controllarle, perché è impossibile spegnerle senza che la persona che controlla lo schermo se ne accorga.
E per quanto riguarda i vestiti, bisogna obbligatoriamente portare un lupetto (la maglia a collo alto) nero, dei jeans e il pullover nero. Ma subito se ne escono ragazzi con camicie Oxford e paillettes sui maglioni. Daniel l’alternativo, che indossa la giacca da motociclista sul pullover con una sciarpa rossa. SIGH!
E Cam poi, o meglio, Lauren Kate, che non sa la differenza fra una maglia con lo scollo a V e un lupetto:

Aveva una maglietta nera con lo scollo a V che [...] si muoveva con sicurezza, tanto a suo agio negli abiti da correzionale...

Diciamo che fra le altre stronzate, c’è Pen che può accedere agli archivi degli studenti, cosa per cui la polizia deve avere un mandato; gli studenti più pericolosi vengono etichettati con un braccialetto metallico, cosa ridicola dato che in un carcere serio i detenuti non vengono divisi, dopotutto sono tutti teppisti se sono lì; i ragazzi escono liberamente rubando e affittando macchine.

Tra l’altro in punto di morte, la nostra cara protagonista, ci lascia con uno sdolcinato discorso sul vero amore, nel quale avrei buttato il libro fuori dalla finestra per l’assurdità. Quando una persona sta per morire, mi aspetto un discorso d’impatto, una rivisitazione della sua vita, il pentimento per qualche brutta azione commessa, non un patetico discorso sul vero amore, inoltre lei manco dice esplicitamente di amare Daniel!

sabato 6 settembre 2014

What the fuck is this? Uno splendido disastro








Questa rubrica è caratterizzata da spoiler, linguaggio esplicito e parolacce






                                                         Titolo: Uno splendido disastro

Autrice: Jamie McGuire
Traduzione: Adria Tissoni
Numero di pagine: 335
Pubblicato: 28 febbraio 2013 (in Italia)
Edizione: Garzanti
Prezzo: 13.92 euro
Trama: Camicetta immacolata e coda di cavallo. Abby Abernathy sembra la classica ragazza timida e studiosa. Ma in realtà è una ragazza in fuga. In fuga dal suo passato, dalla sua famiglia, da un padre in cui ha smesso di credere. E ora che è arrivata alla Eastern  University per il primo anno di università, ha tutta l’intenzione di dimenticare la sua vecchia vita e ricominciare da capo. Travis Maddox di notte guida troppo veloce sulla sua moto, ha una compagna diversa per ogni festa e attacca briga con molta facilità. Dietro di sé ha una scia di adoratrici disposte a tutto per un suo bacio. C’è una definizione per quelli come lui: Travis è il ragazzo sbagliato. Abby lo capisce subito appena i suoi occhi incontrano quelli profondi di lui e sente uno strano nodo allo stomaco: Travis rappresenta tutto ciò da cui ha solennemente giurato di stare lontana. Ma lei no, non ci cadrà come tutte, lei sa quello che deve fare, quel ragazzo porta solo guai. Ma quando, a causa di una scommessa fatta per gioco, i due si ritrovano a dover condividere lo stesso tetto per trenta giorni, Travis dimostra un’inaspettata mistura di dolcezza e passionalità. Solo lui è in grado di leggere fino in fondo all’anima tormentata di Abby e capire cosa si nasconde dietro i suoi silenzi. Solo lui è in grado di dare una casa al cuore sempre in fuga della ragazza. Ma Abby ha troppa paura di affidargli la chiave per il suo ultimo e più profondo segreto…



Rating: 



Recensione: Come ho già detto in un’altra recensione, mi meraviglio di come i titoli dei libri possano descrivere perfettamente il contenuto del libro stesso, lanciando dei campanelli d’allarme per impedirmi di leggerli. Con “Uno splendido disastro” questa logica funziona a meraviglia, basta toglierci quello “splendido”. È una battuta spesso utilizzata nelle recensioni negative che ho letto, ma è il modo migliore per dare un giudizio immediato e chiaro del romanzo.
La protagonista, Abby, è la classica brava ragazza, stupida, oca e insulsa, l’unica cosa che la rende diversa è il fatto di essere vergine.
Il secondo protagonista, Travis, è il classico stronzo, figo, stalker che si scopa tutte le ragazze e che usa la violenza come se fosse normale, ha avuto un passato difficile e per questo le sue azioni sono giustificate. È diventato un pugile abilissimo (che riesce a schivare tutti i colpi degli avversari, facendosi colpire solo qualche volta per farli credere di poter vincere) perché il padre era un alcolizzato e perché i fratelli lo picchiavano.
Dalla loro storia d’amore fuoriescono tanti di quei messaggi sbagliati e immorali che le ragazzine assorbono come linfa e apprendono. In primis il romanzo è incredibilmente sessista: le femmine sono sempre delle sceme succubi degli uomini, e gli uomini sono continuamente ubriachi e violenti. Non c’è rispetto per chi ha subito degli abusi, perché nonostante Travis sia diventato un lottatore quasi professionista a causa dei maltrattamenti subiti dal padre, frequenta la sua famiglia come se nulla fosse! E io ne so qualcosa di queste situazioni, mi sono sentita profondamente offesa per la superficialità con la quale il romanzo tratta tematiche delicate.
La mafia, il gioco d’azzardo, i problemi di denaro, ridicolizzati da questo “libro”, parlandone come se fossero cose normalissime.
Addirittura Abby deve uscire per forza con Travis perché lui non è abituato ad essere rifiutato! Ma se non vuoi uscirci chi cazzo lo dice che lui è Dio e non è abituato ad essere rifiutato? E quando Abby chiede consiglio all’amica? Fattelo, ti toglieresti un pensiero. Il modo migliore per liberarsi di qualsiasi stalker, ragazze!
Aggiungendo una trama banalissima, composta da un’accozzaglia di avvenimenti che non seguono un filo logico, dei personaggi patetici che non sanno quello che fanno il 90% delle volte, uno stile veramente povero (non c’è la descrizione di nessun personaggio, a parte Travis, e di Abby e America si dice che sono bionde. Inoltre nemmeno i luoghi vengono descritti, infatti in due pagine succede di tutto e di più) e la totale ignoranza dell’autrice anche nelle cose più stupide (come descrivere un incontro di box, una partita a poker e il percorso che fa una ragazza quando prende la pillola) immaginate cosa sia venuto fuori.
Ha avuto successo solamente perché è una specie di  Cinquanta sfumature di grigio per ragazzi.
Sarò anche una stronza, ma non mi interessa di offendere le persone a cui è piaciuto libro (sottolineando che comunque non è mia intenzione, ma tanto quando si tocca qualcosa che piace non si riesce ad assumere un atteggiamento maturo) e non mi frega nemmeno del fatto che Jamie McGuire abbia venduto tantissime copie: Il gusto è soggettivo, la qualità NO. 


E voi? Che ne pensate di questo romanzo? Lo avete letto? Pollice in su o in giù? Vi incuriosisce? Lasciate un commento per farmi sapere la vostra!